Dopo 42 anni una coppia di falco pescatore  (Pandion haliaetus) ha di nuovo nidificato sul suolo italiano (2011). Lo ha fatto nel Parco della Maremma, vicino alla foce del fiume Ombrone, in un’area palustre. Le uova di questo spettacolare rapace si erano schiuse per l'ultima volta in natura nel 1969, in nidi collocati sulle coste sarde e siciliane. In Toscana l’ultima nidificazione documentata è ancora più indietro nel tempo: 1929, isola di Montecristo.

Con meno di un centinaio di coppie riproduttive distribuite tra la Corsica, isole Baleari, Algeria e Marocco, la popolazione mediterranea di falco pescatore costituisce un’entità vulnerabile sotto il profilo conservazionistico. In Italia la scomparsa della specie si fa risalire tra gli anni ’50 e ’60,  probabilmente per  una persecuzione diretta.

Anche in Corsica il falco pescatore ha rischiato di seguire lo stesso destino di altre popolazioni mediterranee; nel 1974 ne restavano infatti solo 4 coppie. Fortunatamente, l’adozione tempestiva e prolungata di efficaci strumenti di conservazione e controllo del territorio ha portato ad un recupero straordinario della specie, fino alla trentina di coppie attualmente nidificanti.

Il successo dell’operazione condotta dal Parco regionale della Corsica e, in particolare dal personale della riserva marina di Scandola, ha creato le condizioni perchè si potesse realizzare un progetto di conservazione coordinato, che interessasse anche le coste italiane. In questo processo si è inserito il Parco Regionale della Maremma, per volontà dell'allora presidente Giampiero Sammuri.

Partendo da queste riflessioni, nel  2002, prese il via il progetto di ricostituzione di una popolazione nidificante di falco pescatore nel Parco della Maremma

Nel 2006 ha avuto inizio la seconda fase del progetto, con le prime traslocazioni di giovani individui prelevati dai nidi in Corsica a 5-6 settimane d’età.

A riguardo, è stata adottata la tecnica dell’hacking, che prevede il rilascio sul territorio di giovani esemplari provenienti da popolazioni donatrici (in questo caso dalla Corsica) al termine di un periodo di permanenza in un centro d’involo (un mese circa), che mira a sviluppare nei falchi una filopatria (attaccamento al territorio) tale da portarli, una volta raggiunta l’età riproduttiva, a tornare nell’ area per nidificare.

Dal 2006 ad oggi, 33 pulli di falco pescatore sono stati prelevati dai nidi in Corsica e rilasciati in Toscana. Ogni individuo è stato munito di anello Euring su di una zampa e di anello colorato "azzurro Italia" con codice alfanumerico bianco (una lettera che indica l’individuo e un numero che indica l’anno del progetto).

Per i primi 5 anni, il  lavoro di campo è stato quello di monitorare i giovani traslocati e studiare i loro spostamenti durante la fase di pre-dispersione con sistema di telemetria attraverso trasmettitori VHF installati sulle penne timoniere della coda.

La prima straordinaria nidificazione è stata il frutto dell’incontro tra un maschio proveniente dalla Corsica chiamato INDY, cresciuto ed involato nel parco, dai nidi artificiali, e una femmina non censita nata e cresciuta in natura. 

Il progetto di ricostituzione di una popolazione nidificante di falco pescatore nel Parco della Maremma è stato sostenuto dalla Regione Toscana attraverso il programma Interreg III del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale. L'iniziativa inoltre è stata incoraggiata sia da Legambiente (che ha il merito di aver creato i contatti con il parco regionale della Corsica) sia dal Wwf Italia, che nel 2006 ha insignito il Parco della Maremma con il prestigioso “Panda d'Oro” per il valore conservazionistico del progetto. A questo successo hanno quindi contribuito in modo determinante molte persone. Oltre al già citato Parco regionale della Corsica, il corpo di vigilanza e, ovviamente, i componenti del gruppo di lavoro. Tra questi il dott. Flavio  Monti, che ha condotto la maggior parte dei rilievi di campo, oggetto di due  tesi di laurea.

Il ritorno di questa specie è di fondamentale importanza per la ricostituzione della complessa piramide alimentare che caratterizza gli ecosistemi acquatici, di cui il falco pescatore rappresenta il vertice. E infatti l'area scelta per questa straordinaria e attesa nidificazione è la foce del fiume Ombrone e il padule della Trappola, un sistema umido caratterizzato da acque basse e ricche di pesce. Ma i falchi non si sono limitati a frequentare l'area del Parco della Maremma; molti di loro si sono allontanti in dispersione e si attende il loro rientro quando avranno raggiunto la maturità sessuale; altri frequentano le numerose aree umide costiere della Toscana. Ci sono state anche segnalazioni di falchi con anelli blu e scritta bianca (codice identificativo del progetto) avvistati in aree molto più a nord. Insomma: una vera e propria ricolonizzazione, di cui il Parco della Maremma costituisce il motore principale, ma che è destinata ad interessare una vasta area della nostra penisola ed , in primis, la vicina area umida della Diaccia Botrona, nel comune di Castiglione della Pescaia.

L'attività di monitoraggio del progetto consiste nell'identificazione degli esemplari nidificanti e dei nuovi nati attraverso l'apposizione di anelli di riconoscimento con le sigle euring e del progetto specifico. Inoltre, allo scopo di seguire gli spostamenti degli individui, questi vengono dotati di piccoli sistemi GPS (Global Positioning System) che consentono di individuarne la posizione in tempo reale.

Esempio di radio collocata su penna timoniera di falco pescatore:

radio su timoniera

 

Nel sito MOVEBANK è possibile accedere ad un database vastissimo di dati riguardanti il monitoraggio di decine di specie animali in tutto il mondo.

In particolare è possibile vedere gli spostamenti, tra gli altri, dei falchi in tutto il mondo. Per i nostri falchi la sezione è consultabile al link sottostante:

Osprey in Mediterranean - falchi censiti in Italia

 

Spostamennti di tutti gli esemplari censiti nell'intero progetto:

Osprey in Mediterranean - Falco pescatore nel Mediterraneo (Italia, Corsica e Baleari)

 

Nel link sottostante si può vedere l'attività di INDY il capostipite della popolazione nel parco della maremma:

INDY

Nel link sottostante invece l'attività di PRIMO nato da Indy nel 2011:

PRIMO

Per dare un occhiata alla webcam installa nella riserva della Diaccia Botrona:

Webcam

 

 

Per aggiornamenti e approfondimenti sul progetto del Falco Pescatore è possibile consultare i seguenti contenuti:

 

Bibliografia:

  • Monti, F., Duriez, O., Arnal, V., Dominici, J.-M., Sforzi, A., Fusani, L., Grémillet, D. & Montgelard, C. (2015). Being cosmopolitan: evolutionary history and phylogeography of a specialized raptor, the Osprey Pandion haliaetus. BMC Evolutionary Biology, 15:255. 
  • Monti, F., Nibani, H., Dominici, J.-M., Rguibi Idrissi H., Thévenet, M., Beaubrun, PC. & Duriez, O. (2013). The vulnerable Osprey breeding population of the Al Hoceima National Park, Morocco: present status and threats. Ostrich, 84(3): 199-204.
  • Monti, F., Dominici, J.-M., Choquet, R., Duriez, O., Sammuri, G. & Sforzi, A. (2014). The Osprey reintroduction in Central Italy: dispersal, survival and first breeding data. Bird Study, 61: 465–473.
  • Monti, F., Sforzi, A. & Dominici, JM. (2012). Post-fledging dependence period of osprey Pandion haliaetus released in central Italy: home ranges, space use and aggregation. Ardeola, 59(1): 17-30.

 

 

Storico

2017

Al Parco della Maremma il 28 maggio 2017 si sono schiuse tre uova di Falco Pescatore.

Ecco un video che ritrae i tre piccoli sotto le attente cure del genitore

2016

Delle tre coppie presenti nel Parco Regionale della Maremma e della Diaccia Botrona, questa stagione ci ha portato tre piccoli per l’anno 2016: dalla coppia Primo ed Eva si sono schiuse due uova su tre e i piccoli sono stati “nominati” Attila e Amerigo, mentre dalla coppia Geronimo e Pocaonthas è nato un solo piccolo falco chiamato Ciccio, che dal nome fa capire il suo buono stato di salute. Le due coppie di falchi pescatori hanno nutrito i loro piccoli appena nati e a circa 40 giorni dalla nascita sono stati forniti di anelli di riconoscimento e Gps satellitare per poter studiare i loro movimenti, migrazioni e comportamenti. Anche le analisi genetiche e del dna, delle uova non schiuse e di tutti i dati anatomici misurati e presi nel momento dell’inanellamento, rapido e indolore, serviranno al gruppo di lavoro, guidato dall’ex presidente del Parco della Maremma, ora presidente del Parco Nazionale Arcipelago Toscano, Giampiero Sammuri, ideatore e fondatore del progetto, formato dal naturalista Flavio Monti, il biologo Andrea Sforzi, l’illustratore Alessandro Troisi, il tecnico-faunista Vincenzo Rizzo Pinna, le guardie del parco (in particolare Giuseppe Anselmi e Gianfranco Martini) oltre a collaboratori stranieri.

 

anello2

anello3

2015

La popolazione sta crescendo !!

Dopo l'arrivo di una seconda coppia nel 2014, nel 2015 sono state ben 3 le coppie di falco pescatore a nidificare in Maremma. Un grande risultato ed una grande emozione per gli addetti ai lavori del progetto. Sei pulcini si sono involati a fine stagione. La coppia storica del Parco della Maremma ha dato alla luce un solo pulcino (Mandrake), mentre le due coppie della Diaccia Botrona hanno prodotto 5 pulcini in totale: 2 pulcini (Antares e Armstrong) sono nati dalla NUOVA coppia del nido dell'arginone (coppia formata da due individui non inanellati e quindi di origine sconosciuta), e 3 pulcini (Cook, Colombo, Costeaux) dall’altra coppia del nido centrale, già riproduttrice nel 2014.

Tutti gli individui sono stati dotati di GPS per monitorare la migrazione e gli spostamenti invernali che si possono visualizzare, sul sito MoveBank, cliccando sui nomi.

 

 

 dalla webcam

2014

Il 2014 si è rivelato essere un anno particolarmente importante per il progetto. Nel Parco Regionale della Maremma la coppia “storica” di falchi pescatori si è riprodotta con successo per il quarto anno consecutivo. La schiusa è avvenuta il primo di maggio, con la nascita di un pulcino. Ma la novità straordinaria di quest’anno è la presenza di una seconda coppia riproduttiva, che si è insediata su di un nido artificiale costruito nell’ambito del progetto all’interno della riserva Naturale della Diaccia Botrona. Un grande successo! L’area è infatti molto idonea, in quanto estremamente ricca di pesce e situata in una posizione ottimale.

In Diaccia la coppia formata da una femmina con anello blu (dunque rilasciata nell’ambito del progetto) ed un maschio con un anello Euring (che potrebbe essere uno degli individui del progetto che ha perduto l’anello colorato o un individuo proveniente da un altro paese) ha dato alla luce ben tre pulcini!

I dati sono disponibili grazie ad una telecamera installata direttamente sul nido, che trasmette in tempo reale immagini ad un computer collocato all’interno della Casa Rossa, presso il centro visite della Riserva Naturale gestita dalla Provincia di Grosseto. I piccoli falchi e i loro genitori sono monitorati con regolarità e dallo studio delle registrazioni sarà possibile ricavare importanti informazioni su alimentazione e comportamento di questo interessantissimo rapace.

Anteprima webcam sul nido del falco pescatore

2013

Inanellati i 2 piccoli di Falco pescatore

falchi progetto-foto flavio montiPer il terzo anno consecutivo una coppia di falchi pescatori è tornata a nidificare nella zona delle Saline di San Paolo, in prossimità della foce del fiume Ombrone. Si tratta di un evento di enorme rilevanza scientifica visto che, prima del 2011, erano 42 anni che questi rapaci non si riproducevano sul suolo italiano.

Anche quest’anno i ricercatori hanno assisto negli ultimi mesi alla nidificazione di una coppia di falchi, alla schiusa delle uova e, recentemente, ai primi movimenti dei pulli. Grazie ad un sistema di videosorveglianza che controlla il comportamento dei falchi e quanto avviene intorno a loro
A nidificare ad Alberese è sempre la stessa coppia. Il primo anno (2011) si sono involati due giovani di cui uno a distanza di qualche mese è stato trovato morto in Gambia. Il secondo anno (2012) è nato un solo pulcino anche se le uova deposte erano due.  Quest'anno tre uova e due giovani (un uovo non si è schiuso).
Tre giorni fa c’è stato l’inanellamento e il battesimo alla presenza del presidente del Parco Lucia Venturi e del presidente di Federparchi Giampiero Sammuri. Presto i falchi, che si chiameranno Jean e Luc in memoria del compianto presidente del parco della Corsica Jean-Luc Chiappini (ucciso un paio di mesi fa da due sicari), dovrebbero involarsi e diventare autonomi.  Quest'anno il progetto prevede un nuovo step: la ricattura dei due giovani,  una volta acquisite buone capacità di volo, per fissare sul loro dorso delle piccole radio satellitari dotate di gps-gsm.

2012

IL FALCO PESCATORE GRADELLE TROVATO MORTO IN GAMBIA

Era nato a Bocca d’Ombrone nella primavera del 2011, prima riproduzione in Italia dopo 42 anni

Sammuri: “Notizia incredibile. Ha percorso 4.300 km.”. Gli anelli saranno rispediti in Italia"

ALBERESE. Una notizia bella e brutta allo stesso tempo. Due settimane fa uno dei due piccoli di falco pescatore nati nel parco regionale della Maremma nella primavera del 2011 (prima riproduzione accertata in Italia dopo 42 anni) è stato trovato morto nell’Africa sub-sahariana, in Gambia per l’esattezza.

Nido e coppia con due piccoli nati (2011)

La comunicazione è giunta, via mail, al responsabile scientifico del progetto, il dottor Andrea Sforzi, grazie alla rete di contatti stabilita negli ultimi dieci anni che consente un rapido scambio di informazioni tra esperti di livello internazionale.

Gradelle, il maschio, non ce l’ha fatta. Si chiamava così perché il padre era arrivato pullo in Maremma da un nido corso, prelevato a Gradelle. La madre, invece, è una femmina senza anello, di cui era impossibile risalire alla “patria” di origine.

Ma andiamo per ordine. Dean Roizer, un birdwatcher inglese che si trovava nel Niumi National Park, in Gambia (a sud del Senegal, oltre 4.300 km in linea d'area dalla Maremma!), il 24 gennaio ha rinvenuto un esemplare di falco pescatore morto e, grazie agli anelli (uno metallico Euring con un codice intenazionale, ed uno in pvc colorato, con un codice del progetto italiano), ha iniziato ad interrogare gli esperti di questa specie per risalire alla provenienza dell'esemplare e denunciarne il ritrovamento.

In breve tempo si è messo in contatto con Andrea Sforzi per informarlo dell'accaduto. Sono ancora da chiarire le circostanze e le cause del decesso. Secondo gli accordi presi per posta elettronica, gli anelli ed un campione di penne dovrebbero essere spediti al Museo di Storia Naturale della Maremma nelle prossime settimane.

“La notizia – commenta il presidente del Parco della Maremma Giampiero Sammuri - ha dell'incredibile. Se da un lato, infatti, la morte del giovane falco è certamente un fatto negativo, dall'altro è noto che la mortalità nei primi mesi di vita è elevatissima in questa specie, in natura supera addirittura il 50%. Rimane dunque il rammarico sul fatto che Gradelle non sia riuscito a superare il primo anno di vita, il più difficile, ma nel contempo, grazie al fortuito ritrovamento e alla pronta comunicazione di Dean Roizer, questo triste avvenimento ci consente di avere la prova di uno spostamento molto ampio che nemmeno i componenti del gruppo di lavoro del progetto potevano ipotizzare”.

È infatti da poco partito uno studio, coordinato dal Parco regionale della Maremma e dal Parco regionale della Corsica, in collaborazione con le Università di Ferrara e di Montpelier (nell'ambito del dottorato di ricerca di Flavio Monti) per indagare sui movimenti del falco pescatore nel Mediterraneo. Una delle teorie più accreditate fino ad oggi ipotizzava che gli spostamenti degli individui di questa specie fossero limitati ai principali siti di nidificazione (Corsica, Baleari, Marocco, Algeria), con movimenti relativamente limitati.

“Il dato che arriva dal Gambia ci dice invece – sono parole del responsabile del progetto, Andrea Sforzi - che un falco nato in Maremma è riuscito a superare il deserto del Sahara e a raggiungere le coste dell'Africa occidentale, a sud del Senegal. Sì, perché sono ben noti da tempo gli ampi spostamenti delle popolazioni di falco pescatore dal nord Europa verso i paesi africani subsahariani, ma la distanza coperta da Gradelle lascia davvero sorpresi. Adesso si tratta di capire come e perché è morto. In queste ore ho cercato di rimettermi in contatto con il bird watcher inglese autore dell'osservazione, per verificare se anche la femmina - che avevamo battezzato Maremma e che a fine estate ha lasciato il suo nido a Bocca d’Ombrone per la naturale dispersione - abbia intrapreso lo stesso viaggio. Di certo l'area prescelta è un vero paradiso naturalistico, ricchissimo di pesci, che ospita una delle ultime foreste di mangrovie dell'Africa occidentale a nord dell'equatore”

 

SCHEDA A CORREDO

Il Parco nazionale di Niumi è grande circa la metà del Parco Regionale della Maremma (4940 ha) ed è stato creato nel 1986 per proteggere l'incalcolabile valore ecologico e naturalistico del delta del Gambia, in contiguità con il Parco nazionale senegalese e Riserva della biosfera “Delta du Saloum”. Per gli uccelli è un luogo fantastico dove svernare, ricco di fauna ittica. Il Gambia è il più piccolo paese dell'Africa continentale e può essere considerato una enclave del Senegal. Ricalca il corso del fiume omonimo ed è bagnato dall’oceano Atlantico. Il clima qui è tropicale. Da novembre fino a maggio si ha una stagione secca, caratterizzata da temperature gradevoli.

Foresta di Mangrovie lungo il percorso del fiume Gambia ricadente all'interno dell'area protetta africana:

2011

 

"Battezzati" i 2 piccoli di Falco Pescatore

I pulli nati il 17 maggio scorso nel Parco Regionale della Maremma da una coppia di falco pescatore (in Italia non accadeva da 42 anni) sono ormai pronti ad involarsi. Nei giorni scorsi c’è stato il battesimo ufficiale e l’inanellamento, seguito dal dottor Andrea Sforzi (responsabile del progetto) dagli esperti dell’Infs e da una miriade di telecamere nascoste; operazioni compiute in prima persona dal presidente del Parco Giampiero Sammuri.

In circa mezz’ora i piccoli sono stati prelevati e riposti nel nido (grazie ad un braccio meccanico applicato ad un mezzo anfibio), a due passi dalla foce del fiume Ombrone, in un’area palustre. I pulli sono stati esaminati e pesati (sono in corso analisi genetiche). Si tratta  probabilmente di un maschio e di una femmina e portano il nome, rispettivamente, di Gradelle e Maremma.

Presto, come detto, saranno in grado di volare e, un po’ alla volta, di rendersi autonomi. Il padre è un maschio proveniente dalla Corsica, cresciuto ed involato qui, dai nidi artificiali, mentre la femmina è un esemplare non censito, nato e cresciuto in natura.
"Il ritorno di questa fragilissima specie – commenta il dottor Andrea Sforzi, responsabile scientifico del progetto “Falco pescatore” e direttore del Museo di Storia Naturale della Maremma - è di fondamentale importanza per la ricostituzione della complessa piramide alimentare che caratterizza gli ecosistemi acquatici, di cui il falco pescatore rappresenta il vertice”. E infatti l'area scelta per questa straordinaria e attesa nidificazione è quella della foce del fiume Ombrone e della palude della Trappola, un sistema umido caratterizzato da acque basse e ricche di pesce.

E per festeggiare l'avvenimento e la nascita dei piccoli dal 17 luglio fino al 30 agosto al Centro Visite di Alberese si terrà una mostra dedicata al falco pescatore e ai nuovi arrivati con tavole e disegni di due artisti naturalisti del gruppo Ars et Natura di Roma, Iole Eulalia Rosa e Alessandro Troisi, artista ambientalista che da anni "insegue" il falco pescatore un pò ovunque, dipingendolo dal vivo in Italia e in Europa.

Galleria fotografica del centro di involo nel Parco della Maremma e di successive operazioni di inanellamento