Centro Recupero Tartarughe Marine di Talamone (Tartanet)

Il centro di Talamone è stato riconosciuto Punto informativo dell'Osservatorio Toscano per la Biodiversità e si trova in via Nizza 20.

Il Centro informativo OTB è destinato a sensibilizzare i visitatori (studenti nel periodo di apertura delle scuole e turisti nel periodo estivo) alla protezione e tutela della fauna marina.

Il Centro Tartanet, in qualità di clinica veterinaria di soccorso e recupero tartarughe marine (caretta caretta), è attivo 24 ore su 24 tutto l'anno. E' costituito da un ambiente con vasche idonee ad ospitare gli animali che necessitano di cure veterinarie, strumentazione radiologica e una sala dove è possibile effettuare interventi chirurgici. Presso il Centro vengono effettuate le necroscopie per lo studio delle cause di morte delle tartarughe recuperate.

Il Centro ha partecipato al bando della regione Toscana GoGreen Mare con il progetto Satur (Save the Turtles in Southern Tuscany) per incrementare l’attività di recupero, riabilitazione e liberazione delle tartarughe marine ricoverate nella propria struttura.

Inoltre il Centro promuove azioni volte a incrementare le conoscenze sulla biologia di questi animali, con lo scopo di favorirne lo stato di conservazione e realizza campagne di educazione ambientale, rivolte a studenti, turisti e coloro che vivono giornalmente il mare.

Nel corso del progetto è stata studiata una tartaruga in età giovanile, chiamata Go Go Luce, giunta al centro perché galleggiava in maniera anomala.

L’animale è stato oggetto di studi per individuarne le caratteristiche genetiche e le interazioni ambientali e grazie all’applicazione di un apparecchio Gps sul carapace, prima della liberazione in mare, è stato possibile studiarne i comportamenti in mare, poco noti in animali così giovani.

La mappa degli spostamenti è visibile a questo link: http://www.seaturtle.org/tracking/index.shtml?keyword=GoGo+Luce

 Qui i risultati del progetto Go Green mare

 

La storia di Marzolina

 

L'abbiamo chiamata Marzolina ed è il primo arrivo di marzo 2017 al Centro di Recupero Tartarughe marine di Talamone.

Si tratta di un esemplare subadulto di Caretta caretta trovato spiaggiato, ma ancora vivo, sulla spiaggia della Feniglia.

A dare l'allarme è stato un gruppo di persone che si trovava a passare un tranquillo pomeriggio di relax in riva al mare e che ha avvistato la tartaruga riversa sul carapace sulla battigia.

I nostri eroi si chiamano: Jost Geppert, Michela e Francesca Risolo, Claudio Bigagli con il loro cane Isotta.

Non essendo nuovi a questo tipo di ritrovamenti sulla spiaggia ed essendo piuttosto raro trovare tartarughe spiaggiate , l'avevano creduta morta. Quando poi l'hanno vista agitare la zampa sono accorsi subito.

Da li la ricerca delle persone da contattare e la macchina della rete di soccorso della Rete Toscana dell'OTB (Osservatorio toscano della biodiversità) che si mette in azione: dalla Capitaneria di Porto di Porto Santo Stefano al responsabile Arpat dell'OTB Dott.ssa Cecilia Mancusi fino al veterinario del Centro Recupero Tartarughe marine di Talamone.

La Caretta caretta era imbrigliata in una rete dalla quale i soccorritori l' hanno delicatamente liberata e poi l'hanno trasferita in un contenitore tenendola bagnata e hanno aspettato l'arrivo dei soccorsi.

Alla tartaruga manca la pinna anteriore destra mentre la sinistra presenta l'amputazione della parte apicale della pinna, lesioni che però sono chiaramente di vecchia data. Nessuna targhetta è stata trovata sull'altro arto.

Una volta al centro di recupero è stata visitata e sottoposta ad Rx di routine che ha escluso la presenza di corpi estranei. E' stata poi misurata e pesata: lunghezza 57 cm., larghezza 54, 5cm., peso 20kg, si tratta di un animale sub adulto dal sesso ancora indeterminato.

E' stata poi fatta fluidoterapia per reidratarla nella realistica possibilità che l'imbrigliamento nella rete derivante in cui è stata trovata durasse gia da qualche giorno ed è stata poi lasciata in un contenitore con poca acqua.

Nei prossimi giorni verranno eseguite altre procedure diagnostiche per stabilire meglio lo stato di salute dell'animale.

La storia di Tempesta

Tempesta è il nome dato all’ultima tartaruga marina che il centro Tartanet gestito dal Parco della Maremma, e l’unico al momento autorizzato in Toscana per la riabilitazione delle tartarughe Caretta caretta, ha avuto in consegna domenica dalla capitaneria di Porto Santo Stefano, ripescata dal peschereccio Santa Lucia.
La tartaruga presenta segni sul carapace e sulla testa come se fosse stata in balia delle onde ed avesse sbattuto contro qualcosa che ha causato escoriazioni, ma dalle radiografie effettuate subito dalla veterinaria del centro, la Dott.ssa Chiara Caruso, non sono emersi problemi di rilievo, ma sono comunque in corso tutte le analisi per verificare l’effettivo stato di salute.

Purtroppo dalle analisi è emersa una situazione difficile che probabilmente ha causato la morte lunedì 30 gennaio della Caretta caretta. Ad oggi il corpo della tartaruga è stato portato al Centro di Pisa, dove la Dottoressa Terracciano, incaricata dall'OTB, sta svolgendo le analisi di rito per comprendere meglio i motivi che hanno portato al decesso della tartaruga.

 

La storia di Guelfa

Guelfa è il nome della tartaruga Caretta caretta arrivata al Centro Tartanet il 17 novembre 2016 dal Centro di Recupero di Piombino, che ora è inattivo. La piccola tartaruga, del peso di appena 4 kg, nuotava male, galleggiava ed era storta da un lato, sintomi di una problematica respiratoria.
Sono state fatte analisi del sangue, Rx e terapia antibiotica grazie alla quale è migliorata. Ora nuota perfettamente, fa apnee regolari e al momento aspettiamo l'esito degli esami di controllo.

La storia di Olà

Olà è la tartaruga Caretta caretta che è diventata ospite del Centro Tartanet di Talmone dopo un periodo al centro di Grosseto. Date le buone condizioni di salute, aveva solo bisogno di fare un po' di esercizio motorio, per questo è stata trasferita all'acquario di Livorno dove è disponibile una vasca più grande in cui la taratruga può immergersi e muoversi più liberamente.

Olà resterà all'acquario di Livorno fino a marzo, dopo di che verrà liberata in mare, se le sue condizioni lo permetteranno.

La storia di Arenella

Arenella è il nome della piccola Caretta caretta, recuperata da un pescatore a largo della costa del Giglio il 25 settembre 2016.

La storia di Arenella è a lieto fine, perché dopo essere stata trovata mentre galleggiava dal pescatore, che l’ha recuperata, è stata avvisata la dottoressa Cecilia Mancusi dell’Arpat di Livorno che a sua volta ha contattato la dottoressa Chiara Caruso, la veterinaria del Centro Tartanet di Talamone.

La dottoressa Caruso casualmente quella domenica si trovava al Giglio, così ha potuto constatare che apparentemente la piccola Caretta caretta si trovava in un buono stato di salute.

Una volta portata a Talamone, presso il Centro Tartanet, Arenella è stata sottoposta agli esami di routine, risultati negativi. Dopodiché è stata rimessa in acqua e questa volta è andata a fondo. Dopo averla nutrita, la Caretta caretta ha evacuato piccoli pezzettini di plastica, probabilmente la causa del galleggiamento.

Nonostante questo, le condizioni di Arenella si sono mostrate subito buone, per cui i tempi di ricovero sono stati brevi ed è stata liberata sulla spiaggia di Collelungo il 3 novembre 2016.

La storia di Bia

Bia è la giovane Caretta caretta, ritrovata il 18 giugno 2016 all'Isola del Giglio. La tartaruga, trasportata dalla Guardia Costiera di Porto Santo Stefano, è stata affidata alle cure della veterinaria del Centro Tartanet di Talamone, Chiara Caruso. Da subito si è notato che il carapace era coperto di alghe e la povera Bia aveva una vecchia ferita ampia a desta e altre ferite sparse. Entrambi gli arti inferiori avevano ferite da intrappolamento, soprattutto la pinna anteriore destra era del tutto lacerata. Per questo motivo l'arto è stato amputato. La storia di Bia non è affatto chiara, probabilmente, come ha ipotizzato la veterinaria, era rimasta intrappolata con le pinne anteriori in una rete e forse in balia delle onde o di una mareggiata la malcapitata tartaruga ha sbattuto contro le rocce. Grazie alle attente cure di Chiara e di Filippo Pieraccini, il biologo dell’Acquario, la sua situazione è velocemente migliorata e il 13 agosto 2016 è stata liberata al largo della costa di Talamone, grazie anche alla collaborazione della Capitaneria di Porto e dell'Osservatorio Biodiversità della Regione Toscana.

La storia di Amalonda

L'esemplare di tartaruga marina chiamata Amalonda è stata portata presso il Centro di Talamone il 15 agosto 2015. Si tratta di una femmina adulta di 35 chili che proveniva dall'acquario dell'Elba dove era stata portata il giorno precedente per ricevere le prime cure alle profonde ferite da elica che avevano provocato grosse lesioni del carapace e abrasioni sulla testa. Le due ferite più profonde delle 4 visibili erano localizzate rispettivamente sulla zona polmonare e nel tratto lombo sacrale della spina dorsale, causando temporanea paralisi degli arti inferiori.
Presso il Centro Tartanet di Talamone il veterinario responsabile Chiara Caruso ha effettuato le seguenti operazioni:

- stabilizzazione del carapace in alcuni punti tramite viti e filo d'acciaio;
- medicazioni giornaliere e terapia a base di antibiotici per via orale e cutanea;
- asportazione dei tessuti necrotici per riportare al vivo le ferite;
- esami ematologici periodici.

Per il primo mese di degenza la tartaruga è stata posta in vasca su una zattera di legno che le ha permesso di essere a contatto con l'acqua mantenendo asciutte le ferite. In questo periodo l'animale ha rifiutato il cibo e pertanto è stato alimentata per mezzo della fluidoterapia a base di soluzione salina, glucosata e vitaminica.

Una volta richiuse le ferite, la tartaruga è stata messa nella vasca rettangolare da 4.000 litri: in circa un mese Amalonda aveva perso circa 5 kg di peso corporeo, nuotava svogliatamente e non muoveva le pinne posteriori. Inoltre rifiutava il cibo che le veniva offerto (principalmente latterini e gamberetti sgusciati) e non riusciva ad andare a fondo.
Pertanto dalla metà di settembre fino a metà dicembre 2015 la tartaruga è stata alimentata forzatamente con frullati a base di pesce, verdura e vitamine somministrati tramite una sonda esofagea 3 volte a settimana.

Successivamente Amalonda ha cominciato a mangiare autonomamente ma accettando solo polpo. Spostata in una vasca circolare da 2.000 litri ha mostrato una maggiore reattività e, finalmente, ha iniziato ad immergersi e rimanere a lungo sul fondo.

Da gennaio 2016 in poi la tartaruga ha iniziato a recuperare peso ed attualmente gode di buona salute. Purtroppo la funzionalità degli arti inferiori risulta ancora piuttosto limitata. Saranno necessari ancora diversi mesi affinché raggiunga la completa guarigione e possa essere liberata in mare. Nel frattempo viene costantemente tenuta sotto osservazione dalla dott.ssa Caruso con la collaborazione del dott. Filippo Pieraccini che si occupa della manutenzione delle vasche del Centro Tartanet e dell'Acquario.

Amalonda, il cui carapace si è quasi completamente chiuso, continua a trovarsi al Centro Tartanet, ma ci stiamo muovendo per trovare una situazione adeguata per farle fare un periodo di riabilitazione motoria.

Cetacei e tartarughe marine nei mari della Toscana

Il centro di Talamone è stato riconosciuto Centro di Conservazione ex Situ (CESFA) e Punto informativo dell'Osservatorio Toscano per la Biodiversità.

Il Centro informativo OTB è destinato a sensibilizzare i visitatori (studenti nel periodo di apertura delle scuole e turisti nel periodo estivo) alla protezione e tutela della fauna marina

Risultati dei progetti finanziati dalla Regione Toscana.

Venerdì 23 gennaio 2015 a Livorno presso la sala LEM, Piazza del Pamiglione 1/2, si è tenuto un incontro pubblico sui cetacei e le tartarughe dei mari della nostra regione, le misure per la loro salvaguardia e il recupero.

 Programma

 Opuscolo

position Visualizza la rotta di Gogo Luce, la tartaruga liberata!

 

 

Alcune Foto

Storia di Gogo Luce

Galleggiava in modo anomalo e proprio per questo motivo i militari riuscirono a prenderla a bordo. Subito dopo fu contattata la veterinaria Chiara Caruso, responsabile del centro di Talamone gestito dal Parco della Maremma; la tartaruga trasportata in clinica e sottoposta alle cure del caso. Dalle radiografie, eseguite per diagnosticare la presenza di corpi estranei, risultò che l'animale aveva ingerito materiale inerte, plastica soprattutto, che poi nel tempo è riuscito a espellere. Qui, a Talamone, in un’enorme vasca da 4000 litri, Luce ha vissuto per due mesi, imparando a nutrirsi e a nuotare correttamente, stazionando sul fondo.

Non capita spesso di recuperare esemplari così giovani e di riuscire a salvarli. E’ una fascia di età di cui non si sa molto, con veterinari e studiosi che si sono subito dimostrati interessati a seguirne i progressi e studiarne i comportamenti. “Luce – spiega il presidente del Parco regionale della Maremma, Lucia Venturi – è stata salvata grazie a un protocollo, un progetto per la conoscenza e la tutela del mare e dei suoi abitanti (Go Green Mare 2014), che vede coinvolti più enti: la Regione Toscana come finanziatore e poi il Parco della Maremma con il suo Centro di recupero, l' Università di Pisa con il dottor Luschi, l'Università di Firenze con il professor Ugolini e l'associazione Mare Libero dell'isola d'Elba. Domani, grazie all'Osservatorio toscano cetacei e tartarughe marine, verrà applicato a questa piccola tartaruga un trasmettitore satellitare molto leggero, realizzato negli Stati Uniti e appositamente studiato per esemplari giovani. Servirà a conoscere gli spostamenti di Luce una volta liberata”.

Si tratta di un esperimento del tutto nuovo, perché fino a oggi certi apparecchi erano stati fissati soltanto su esemplari più grandi. Ecco perché gli scienziati si attendono sorprese. “Potremmo seguirne le tracce - spiega il veterinario Chiara Caruso - grazie al segnale gps lanciato al satellite ogni volta che tornerà a galla a respirare o a riposare. Così sarà possibile tracciare una mappa degli spostamenti. Il professor Ugolini e il suo staff di ricercatori stanno studiando a Firenze i microbiomi delle tartarughe marine per individuarne la popolazione genetica e le interazioni ambientali. Noi del Centro di recupero di Talamone approfondiremo invece l'impatto che la pesca o le attività umane hanno su questi animali tramite tutti i mezzi di indagine che abbiamo a disposizione: radiografie, tamponi batteriologici,  esami del sangue e altro”.