ZONE AGRICOLE
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Dobbiamo considerare come zone agricole i campi coltivati, i prati adibiti al pascolo, le vigne e gli oliveti, che, a seconda delle stagioni, rappresentano per la fauna selvatica importanti luoghi di alimentazione.
Negli ampi spazi delle zone collinari dell'Uccellina e in quelle pianeggianti verso il mare viene allevato allo stato brado il bovino maremmano, di mole imponente, grandi corna, mantello grigio nelle varie gradazioni. Sempre allo stato brado viene allevato pure il cavallo maremmano, discendente dall'antico ceppo di quei cavalli Berberi che i romani importarono dalla Numidia. Prodotto di una rigorosa selezione attuata nei secoli, il cavallo maremmano, pur se di modesta statura, possiede notevoli doti di resistenza alla fatica e di adattamento alle avversità climatiche. Nell'ambiente dei pascoli e dei coltivi vivono stabilmente la lepre (Lepus europaeus) e il riccio (Erinaceus europaeus), ma vi compiono le loro scorribande notturne fuori dal bosco anche la volpe (Vulpes vulpes), il tasso (Meles meles), l'istrice (Hystrix cristata) e il cinghiale (Sus scropha).
Il cinghiale può raggiungere il metro di altezza e pesare fino a due quintali. Ha pelo ispido e scuro, grugno allungato e canini aguzzi e sporgenti. Nonostante possieda un aspetto goffo, è molto rapido nella corsa e nel nuoto. La vista debole è largamente compensata da udito e olfatto acutissimi. Di indole pacifica, può diventare assai pericoloso se attaccato. Erratico e onnivoro, ha l'abitudine di scavare il terreno per cercare il cibo. La sua attività di scavo si rivela assai utile nelle zone boschive, perché favorisce la distribuzione dei semi e la rotazione del patrimonio forestale. I branchi sono formati dalle femmine, dai piccoli e dai giovani maschi, che, raggiunta la maturità sessuale, si allontanano per vivere solitari e si ricongiungono al branco solo nell'epoca degli amori. Le femmine, dopo una gestazione di 18 20 settimane, partorisce dai quattro ai dodici porcellini, in certi casi anche due volte l'anno.
Un altro mammifero caratteristico della Maremma è l'istrice che i romani portarono dall'Africa. Questo roditore ha corpo tozzo, gambe brevi e il dorso ricoperto di aculei eretti, a fasce bianche e nere, lunghi anche cinquanta centimetri. Predilige le zone rocciose, ma le sue tracce si possono incontrare in tutte le aree del parco.
Fra gli uccelli che frequentano le zone agricole tutto l'anno, con rinforzi nelle epoche del doppio passo, sono da ricordare l'allodola (Alauda arvensis arvensis), la cappellaccia (Galerida cristata cristata), la ballerina bianca (Motacilla alba alba), il saltimpalo (Saxicola torquata rubicola), la cornacchia grigia (Corvus cornix cornix), la gazza (Pica pica pica), il passero (Passer italiae e Passer montanus montanus), lo storno (Sturnus vulgaris vulgaris), il cardellino (Carduelis carduelis carduelis), il barbagianni (Tyto alba alba), la civetta (Athene noctua noctua).
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| ZONE FORESTALI |
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La macchia rappresenta per molti mammiferi un luogo di rifugio e di pascolo e un ricovero dove ripararsi dal vento e dai rigori del clima. 
Nelle zone più folte s'infrascano durante il giorno il cinghiale e la volpe, ma in essa va a isolarsi anche la vacca, che si allontana dalla mandria al momento del parto. Nel bosco misto di leccio, cerro e roverella, vive il capriolo (Capreolus capreolus), mentre il daino (Dama dama), per l'ampiezza delle corna, preferisce la pineta.
Fra gli uccelli che frequentano le aree boschive tutto il tempo dell'anno, con rinforzi nelle epoche del doppio passo sono da ricordare, anche come nidificanti, il merlo (Turdus merula merula), il verdone (Chloris chloris muhlei), il verzellino (Serinus canarius serinus), lo strillozzo (Emberiza calandra calandra), la capinera (Sylvia atricapilla atricapilla), il fiorancino (Regulus ignicapillus ignicapillus), il codibugnolo (Aegithalos caudatus italiae), la cinciallegra (Parus caeruleus caeruleus), la ghiandaia (Parus glandarius glandarius), il picchio verde (Picus viridis pronus), e rapaci come la poiana (Buteo buteo buteo), il gheppio (Falco tinnunculus tinnunculus), il gufo selvatico (Strix alaco alaco). Parlando di uccelli comunque va detto che per la loro straordinaria mobilità deve ritenersi puramente strumentale ogni tentativo di legarli a un determinato ambiente. In base al loro istinto migratorio si possono fare alcune distinzioni.
Migratori: nidificano molto a nord dell'emisfero settentrionale e in certi periodi affrontano lunghi viaggi. Semplice passo: quelli che in autunno o in primavera passano per determinati distretti, soffermandosi poco o niente. Invernali: quelli che arrivano nell'autunno per svernare. Estivi: quelli che arrivano in primavera per nidificare e ripartono all'avvicinarsi dell'autunno. Sedentari: quelli che nascono e muoiono in un dato paese. Vengono a svernare nei boschi il colombaccio (Columba palumbus palumbus), il tordo bottaccio (Turdus philomelus philomelus), la beccaccia (Scolopax rusticola rusticola), lo scricciolo (Troglodytes parvulus), il pettirosso (Erithacus rubecula rubecula), il fringuello (Fringilla coelebs coelebs). Fra gli estivi e nidificanti sono da ricordare l'averla capirossa (Lanius senator senator), l'averla piccola (Lanius collurio), la sterpazzolina (Sylvia subalpina subalpina), l'usignolo (Philomela luscinia), la tortora (Streptopelia turtur turtur), il cuculo (Cuculus canorus canorus), l'upupa (Upupa epops epops), la ghiandaia marina (Caracias garrulus garrulus), l'assaiolo (Octus scops scops).
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| ZONE UMIDE |
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Le specie di uccelli che frequentano le zone umide sono eminentemente migratorie. Fra gli uccelli acquatici che frequentano le zone umide del Parco tutto il tempo dell’anno, sono da ricordare il germano (Anas platyrhynchos), la gallinella (Gallinula chloropus chloropus), la folaga (Fulica atra atra), il tuffetto (Podicipes ruficollis ruficollis), l’airone cenerino (Ardea cinerea cinerea), la gazzetta (Herodias garzetta). Innumerevoli sono le specie di palmipedi e trampolieri di semplice passo, che in autunno e primavera vi sostano brevemente, senza svernarvi o nidificare. Fra questi sono la marzaiola (Anas querquedula), la beccaccia di mare (Haematopus ostralegua ostralegus), l’avocetta (Recirvirostra avosetta avosetta), il corriere (Charadrius hiaticula e Charadrius curonicus), il combattente (Philomachus pugnax), la pittima (Limosa e Limosa lapponica), il piovanello (Calidris canutus canutus) e, in numero limitato, la cicogna (Ciconia ciconia e Ciconia nigra), la gru (Grus grus), la spatola (Platalea leucorodia leucorodia), il pignattaio (Plegadis falcinellus falcinellus). Fra le svernanti si contano alcune specie di anatre di superficie, come il fischione (Anas penelope), l’alzavola (Anas crecca crecca), il mestolone (Spatola clipeata), il codone (Anas acuta acuta), la canapiglia (Anas strepera), e alcune specie di anatre tuffatrici come il moriglione (Nyroca ferina ferina), e la moretta (Nyroca fuligula). Negli acquitrini e nelle praterie passano l’inverno grandi stuoli di pivieri dorati (Pluvialis apricaria) e pavoncelle (Vanellus vanellus), nonché un certo numero di chiurli (Numenius arquata arquata) e di oche selvatiche (Anser anser). Fra i piccoli uccelli ricordiamo infine il martin pescatore (Alcedo atthis ispida), l’usignolo di fiume (Cettia cetti cetti), il beccamoschino (Cisticola juncidis juncidis), la cannaiola (Acrocephalus scirpaceus), il cannareccione (Acrocephalus arundinaceus) e il pendolino (Anthoscopus pendulinus pendulinus), che costruisce un nido a forma di fiasco. Fra gli uccelli estivi nidificanti si deve ricordare il gruccione (Merops apiaster) dai colori sgargianti, che nidifica in colonie, scavando con il becco cunicoli lunghi e stretti nelle pareti perpendicolari degli argini e sulle rive argillose dei corsi d’acqua. Le zone umide svolgono un importante ruolo non solo per l’avifauna acquatica, ma anche per l’esistenza dei mammiferi, che specialmente durante i lunghi periodi di siccità possono reperire in esse il necessario per sopravvivere. Legata specialmente agli ambienti fluviali è la nutria o castorino (Myocastor coypus), un animale da pelliccia originario del sud america che fuggito da allevamenti artificiali, ha trovato nelle zone umide del parco un ambiente idoneo alla sua soppravivvenza, sostituendosi alla lontra (Lutra lutra), un tempo assai diffusa e attualmente scomparsa.
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ZONE ROCCIOSE E DUNE
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Nel versante rivolto al mare, la base dei rilievi calcarei è caratterizzata da una serie di grotte e di impervi anfratti, in cui trovano rifugio diversi carnivori, quali la puzzola (Mustela putorius) e il rarissimo gatto selvatico (Felis silvestris). Questo ambiente è frequentato da numerosi predatori che si trovano distribuiti anche in altre zone del parco, come la martora (Martes martes), la faina (Martes faina), la donnola (Mustela nivalis) e la volpe. Il loro cibo è generalmente costituito di uova, nidiacei, anfibi, rettili e piccoli roditori. Nelle dune, che si susseguono dalla foce dell’Ombrone fino ai rilievi calcarei che precipitano in mare, scava le sue tane profonde e articolate il coniglio selvatico (Oryctolagus cuniculus), oggetto di caccia di numerosi predatori. Sulle rocce di più difficile accesso nidificano, anche se in esigua quantità, la Monticala saxatilis, il pigliamosche (Muscicapa striata striata), il falco pellegrino (Falco peregrinus peregrinus) e vi fanno qualche rara comparsa il rondone pallido (Apus murinus brehmorum) e il picchio muraiolo (Tichodroma muraria). Sulle spiagge specialmente nelle epoche del doppio passo, è possibile osservare mentre corrono celermente lungo la battigia, gambecchi, piovanelli e corrieri spesso congregati insieme.
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