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Il complesso abbaziale di San. Rabano, posto a cavallo tra Poggio Lecci e Poggio Alto, risulta indicato alla fondazione, avvenuta nei primi del XII sec., come Monasterium Arborense o Monasterium de Arboresio o Alberese. L'etimologia del nome rimane incerta fra le parole arbor, albero, e albarium, riferito alla pietra biancastra dei monti dell'Uccellina. Nel primo documento che si conosca il nuovo nome sembra soppiantare un precedente Sancta Maria de Arboresio, mentre successivamente viene semplicemente indicato come Domus et loci ordinis Sancti Benedecti de Arboresio. Per quanto diffusa, sembra poco probabile l'ipotesi della derivazione del nome attuale da un più antico romitorio posto più a valle, mentre è da ritenersi più valida la teoria che vede nascere "S. Rabano" come uso improprio e arbitrario del nome Sancti Rafani Praeceptor costruttore della chiesa terminata nel 1587 in Alberese e ritenuto, dalla critica sette - ottocentesca, l'ultimo Abate dell'Abbazia. Il complesso, sorto nell'XI sec. come insediamento benedettino cassinese, raggiunse il pieno sviluppo soprattutto nel corso del secolo successivo ad opera dei benedettini cistercensi. La scelta di tale luogo è sicuramente da mettere in rapporto ad un piano di controllo territoriale, di sfruttamento delle risorse di cui questa zona era ricca e di sviluppo economico. A poca distanza dall'Abbazia passava la "Strada della Regina" che permetteva il collegamento tra l'antico tracciato dell'Aurelia ed il mare. La zona circostante subì profonde modificazioni e venne poi disboscata e terrazzata per poter permettere la coltivazione di piante quali l'olivo e la vite; con ogni probabilità fu introdotta la quercia da sughero e poco distante si sviluppò un piccolo villaggio di cui rimangono oggi pochi resti sepolti dalla vegetazione. Il primo documento relativo all'Abbazia che conosciamo porta la data del 7 aprile 1101 ed è la risoluzione data dal Papa ad un contenzioso sorto tra il Vescovo di Roselle e l'Abate per quanto riguarda la riscossione di decime da parte del primo sul territorio del secondo. In tale carta si parla di un monastero in praesenti, ma con ogni probabilità si vuol indicare una struttura in via di sviluppo, non ancora terminata e, anzi, da avvantaggiare nella crescita. La crescita e l'importanza dell'Abbazia sarebbero così successive al 1101 ed è quindi da ridimensionare la precocità dell'insediamento. Nei decenni successivi S. Rabano raggiunse il massimo dello sviluppo e Papa Innocenzo II trasferì all'Abate il controllo di tutti i monasteri riformati fino al confine laziale. Nel corso del XII sec. l'ordine benedettino andò incontro ad un periodo di crisi che portò all'abbandono di molti monasteri. Tale crisi dovette sicuramente investire anche S. Rabano, ma la mancanza di documenti non permette di conoscerne con sicurezza le sorti. Il 30 Gennaio del 1303, Papa Bonifacio VIII incaricò il priorato pisano dei cavalieri di Gerusalemme di "vigilare, custodire, difendere, amministrare le terre e il monastero di Alberese." In un documento del 30 Gennaio 1307 il luogo è definito ancora "Monastero" mentre nel successivo del 18 Ottobre 1336 compare per la prima volta il termine "Fortilizio". Se ne deduce che la fortificazione, visibile ora come innalzamento delle murature con merli, sia avvenuta fra le due date. Tenendo conto che per un breve periodo intorno al 1321 il monastero fu sotto il dominio degli Abati, tiranni di Grosseto per pochi anni dal 1312, si è cercato di indicare in questi gli esecutori dei lavori che invece, da un esame più attento, risultano più vicini alle modalità di fortificazione utilizzate dai Gerosolimitani stessi. Nel XIV sec. il dominio del fortilizio fu causa di discordie fra Siena e Pisa e nel 1438 Siena, ormai padrona assoluta della zona, fece smantellare l'Abbazia trasferendo nel 1475 la sede del Priorato nelle nuove strutture di Alberese. Il complesso architettonico è composto da una chiesa, dal relativo monastero e da una torre d'avvistamento detta "dell'Uccellina". I lavori risalgono a due cantieri principali ed a vari altri interventi successivi. Parte del materiale costruttivo è sicuramente di recupero e la fondazione sembra basarsi, non sappiamo fino a che punto, su strutture preesistenti. Il primo cantiere è riferibile alla fine del XI sec. mentre l'altro alla seconda metà del XII. La chiesa di fondazione aveva uno schema cruciforme con copertura a capriate e volte a botte nei transetti. La volta a crociera della navata risale al secondo cantiere così come il campanile e la cupola. Di particolare interesse risulta il sistema di copertura, in parte crollato, della navata centrale ritenuto uno dei più antichi esempi di volta costolonata in Toscana. La copertura, pesantissima, è costruita in pietrame e sorretta da grossi costoloni che poggiano tramite capitelli direttamente sui muri della navata, Molto bello l'alo tiburio ottagono della cupola, da alcuni indicato come bizantino ma rapportabile alla cultura del romanico lombardo. Di difficile datazione le lavorazioni dell'arco del portale e della finestra absidale, secondo alcuni alto medievali e secondo altri più tarde. Dubbi stilistici permangono anche intorno ai rilievi con croci greche e cordonatura dell'architrave del portale. Il corpo orientale è composto da un'abside centrale e da due più piccole laterali con lavorazioni ad archetti pensili nel sottotetto. Il campanile con mensole marcapiano è chiaramente di stile romani-co-lombardo, ma risulta alterato nei piani sopra le bifore a causa dell'innalzamento avvenuto, forse, durante la fortificazione del complesso. L'interno, particolarmente suggestivo, ospita una scala che sale lungo le pareti con sei rampe che poggiano su archi sorretti da colonne e pilastri. Della scala originaria rimane soltanto la prima rampa, mentre le altre risultano alterate dai lavori del primo restauro realizzato nel 1972. I resti del monastero non sono in un buono stato di conservazione e solo i recenti scavi hanno potuto permettere una lettura migliore del complesso che risulta essere ciò che rimane di una struttura solida con sviluppo su due piani, pavimenti in cotto e copertura in pietra. Si può riconoscere un cortile centrale con cisterna, i resti di cabalette per la raccolta delle acque piovane, un'entrata carrabile ed una più piccola, un ambiente provvisto di forno vicino alla torre dell'Uccellina e una struttura circolare, forse una preesistente torre d'avvistamento, ritenuta il nucleo più antico del complesso e del tutto inglobata nelle murature successive. Dell'abitato circostante non restano che poche tracce nel bosco, alcune cisterne e rovinati perimetri murari. Poco più in basso, lungo il sentiero di ritorno dell'itinerario A1, si individuano i resti della vasca di una sorgente oramai asciutta in una zona di bosco che prende il nome di "Tre Fonti".
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