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La scelta dei metodi di bonifica dipendeva essenzialmente dalla posizione del fiume Ombrone rispetto alle aree da bonificare, dalla situazione morfologica dei terreni e dalla quota massima che per la zona di Alberese era stata stabilita nel 1918 dal Ministero dei Lavori Pubblici a 25 m sul livello del mare. In ogni caso si possono individuare tre principali sistemi: · Il metodo della Bonifica per scolo naturale. · Il metodo della Bonifica per colmata. · Il metodo della Bonifica meccanica.
Bonifica del padule di Alberese Quando Leopoldo II acquistò la Tenuta di Alberese, la palude si estendeva ancore per molte migliaia di ettari e solo a distanza di alcuni anni dall'inizio degli interventi di bonifica si cominciarono a vedere i primi risultati. L'enorme sforzo economico sostenuto da Leopoldo II fu raccolto nel 1872 dal Governo Italiano che proseguì con i lavori di risanamento sotto la direzione tecnica dell'ing. Baccarini. Tuttavia, dopo dieci anni di lavori ed otto milioni di lire spesi, le condizioni generali peggiorarono vistosamente. Quando nel 1892 Ferdinando IV, erede di Leopoldo II, entrò in possesso dell'Azienda, trovò una situazione molto complessa a causa soprattutto del degrado ambientale provocato dalla mancata manutenzione di fossi e canali. La tenuta rappresentò il banco di prova delle capacità imprenditoriali di Ferdinando. Al tradizionale ordinamento estensivo maremmano, inadeguato soprattutto a causa della forte concorrenza dei prodotti cerealicoli provenienti dalla Russia e dall'America, sostituì i più moderni sistemi di coltivazione e le tecnologie più avanzate per l'epoca e, al tempo stesso, riprese a pieno ritmo i lavori di prosciugamento del padule. Nell'arco di due anni furono scavati due grossi canali di scolo: il fosso Scaricatore, di modesta entità, ed il canale Essiccatore. La rete di canali passò rapidamente da 9000 m a 45.000 m. Il padule fu poi concimato con calce viva, arato a 50 cm di profondità ed infine erpicato con un erpice a vapore. Lentamente le condizioni igienico-sanitarie cominciarono a migliorare, tanto che dai 26 residenti del 1841, tutti dipendenti dell'Azienda e privi di famiglia, si passò a ben 220 persone nel 1910. L'assenza di un vero argine sull'Ombrone provocava però ancora frequenti inondazioni, soprattutto delle terre più basse di Alberese, tanto che agli inizi del '900 gli acquitrini si estendevano ancora per circa 400 ha. Le opere di bonifica, interrotte tra la Prima Guerra Mondiale e il difficile periodo post bellico, vennero riprese nel 1926 quando la Tenuta di Alberese fu data in gestione all'Opera Nazionale Combattenti (O.N.C.). Questo organo parastatale nacque allo scopo di provvedere all'assistenza economica, finanziaria, tecnica e morale degli ex combattenti. Il concetto era quello di far operare l'istituto come struttura di ricostruzione nazionale. L'assistenza agli ex combattenti non doveva essere il fine ma il mezzo per creare le condizioni necessarie per la ricostruzione del paese. Una massiccia immigrazione di famiglie di ex combattenti veneti interessò tra gli anni 1929 - 1932 Alberese, dando vita ad una "isola etnica", oggi perfettamente integrata con la popolazione locale. Ricominciarono su larga scala i lavori di prosciugamento delle zone allagate, arrivando in poco tempo alla realizzazione di 94 Km di canali di bonifica e 70 Km tra canali collettori, scolatori, fossi e controfossi. Gli interventi sulla viabilità, a quel tempo quasi inesistente, portarono alla realizzazione di sette arterie principali per un totale di 34 Km di strade. Una parte dei terreni fu ripartita tra gli ex combattenti che avevano con l'O.N.C. un rapporto di carattere mezzadrile. L'Azienda, che nel 1926 aveva solo 8 poderi, nel 1932 ne possedeva 106. L'altra parte della Tenuta, rimasta a conto diretto, era coltivata da salariati fissi che insieme alle famiglie del personale direttivo e a poche altre categorie di lavoratori formavano la nuova comunità di Alberese. In paese nacquero una scuola, un cinema, uno spaccio aziendale ed una chiesa; luce ed acqua furono portati nelle case per rendere un po' meno dura la vita dei contadini che lavoravano "da sole a sol" nei campi.
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