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"Individui sul posatoio" di Flavio Monti
Per aggiornamenti sul progetto del Falco pescatore vai su http://www.museonaturalemaremma.it/index.php?id=127
IL FALCO PESCATORE GRADELLE TROVATO MORTO IN GAMBIA
Era nato a Bocca d’Ombrone nella primavera del 2011, prima riproduzione in Italia dopo 42 anni Sammuri: “Notizia incredibile. Ha percorso 4.300 km.”. Gli anelli saranno rispediti in Italia
ALBERESE. Una notizia bella e brutta allo stesso tempo. Due settimane fa uno dei due piccoli di falco pescatore nati nel parco regionale della Maremma nella primavera del 2011 (prima riproduzione accertata in Italia dopo 42 anni) è stato trovato morto nell’Africa sub-sahariana, in Gambia per l’esattezza. La comunicazione è giunta, via mail, al responsabile scientifico del progetto, il dottor Andrea Sforzi, grazie alla rete di contatti stabilita negli ultimi dieci anni che consente un rapido scambio di informazioni tra esperti di livello internazionale. Gradelle, il maschio, non ce l’ha fatta. Si chiamava così perché il padre era arrivato pullo in Maremma da un nido corso, prelevato a Gradelle. La madre, invece, è una femmina senza anello, di cui era impossibile risalire alla “patria” di origine. Ma andiamo per ordine. Dean Roizer, un birdwatcher inglese che si trovava nel Niumi National Park, in Gambia (a sud del Senegal, oltre 4.300 km in linea d'area dalla Maremma!), il 24 gennaio ha rinvenuto un esemplare di falco pescatore morto e, grazie agli anelli (uno metallico Euring con un codice intenazionale, ed uno in pvc colorato, con un codice del progetto italiano), ha iniziato ad interrogare gli esperti di questa specie per risalire alla provenienza dell'esemplare e denunciarne il ritrovamento. In breve tempo si è messo in contatto con Andrea Sforzi per informarlo dell'accaduto. Sono ancora da chiarire le circostanze e le cause del decesso. Secondo gli accordi presi per posta elettronica, gli anelli ed un campione di penne dovrebbero essere spediti al Museo di Storia Naturale della Maremma nelle prossime settimane. “La notizia – commenta il presidente del Parco della Maremma Giampiero Sammuri - ha dell'incredibile. Se da un lato, infatti, la morte del giovane falco è certamente un fatto negativo, dall'altro è noto che la mortalità nei primi mesi di vita è elevatissima in questa specie, in natura supera addirittura il 50%. Rimane dunque il rammarico sul fatto che Gradelle non sia riuscito a superare il primo anno di vita, il più difficile, ma nel contempo, grazie al fortuito ritrovamento e alla pronta comunicazione di Dean Roizer, questo triste avvenimento ci consente di avere la prova di uno spostamento molto ampio che nemmeno i componenti del gruppo di lavoro del progetto potevano ipotizzare”. È infatti da poco partito uno studio, coordinato dal Parco regionale della Maremma e dal Parco regionale della Corsica, in collaborazione con le Università di Ferrara e di Montpelier (nell'ambito del dottorato di ricerca di Flavio Monti) per indagare sui movimenti del falco pescatore nel Mediterraneo. Una delle teorie più accreditate fino ad oggi ipotizzava che gli spostamenti degli individui di questa specie fossero limitati ai principali siti di nidificazione (Corsica, Baleari, Marocco, Algeria), con movimenti relativamente limitati. “Il dato che arriva dal Gambia ci dice invece – sono parole del responsabile del progetto, Andrea Sforzi - che un falco nato in Maremma è riuscito a superare il deserto del Sahara e a raggiungere le coste dell'Africa occidentale, a sud del Senegal. Sì, perché sono ben noti da tempo gli ampi spostamenti delle popolazioni di falco pescatore dal nord Europa verso i paesi africani subsahariani, ma la distanza coperta da Gradelle lascia davvero sorpresi. Adesso si tratta di capire come e perché è morto. In queste ore ho cercato di rimettermi in contatto con il bird watcher inglese autore dell'osservazione, per verificare se anche la femmina - che avevamo battezzato Maremma e che a fine estate ha lasciato il suo nido a Bocca d’Ombrone per la naturale dispersione - abbia intrapreso lo stesso viaggio. Di certo l'area prescelta è un vero paradiso naturalistico, ricchissimo di pesci, che ospita una delle ultime foreste di mangrovie dell'Africa occidentale a nord dell'equatore”.
SCHEDA A CORREDO Il Parco nazionale di Niumi è grande circa la metà del Parco Regionale della Maremma (4940 ha) ed è stato creato nel 1986 per proteggere l'incalcolabile valore ecologico e naturalistico del delta del Gambia, in contiguità con il Parco nazionale senegalese e Riserva della biosfera “Delta du Saloum”. Per gli uccelli è un luogo fantastico dove svernare, ricco di fauna ittica. Il Gambia è il più piccolo paese dell'Africa continentale e può essere considerato una enclave del Senegal. Ricalca il corso del fiume omonimo ed è bagnato dall’oceano Atlantico. Il clima qui è tropicale. Da novembre fino a maggio si ha una stagione secca, caratterizzata da temperature gradevoli. Non è escluso che Sforzi possa, nelle prossime settimane, recarsi in Gambia per incontrare gli esperti inglesi, raccogliere altre informazioni sul decesso di Gradelle e provare a rintracciare Maremma.
La coppia di falchi pescatore è definitivamente "maremmana"
Nessun giallo sui falchi pescatore nati nella primavera di quest’anno all’interno del Parco della Maremma, dove la specie è tornata a nidificare dopo 50 anni di assenza in Toscana. Gli adulti vivono tranquillamente nell’area protetta dove si sono perfettamente ambientati, mentre i due piccoli, sono stati spinti, diciamo pure costretti dagli stessi genitori, a lasciare il territorio maremmano per cercare fortuna altrove, forse in Corsica, terra verso la quale c'è un richiamo naturale. Gli adulti infatti, che sono amorevolissimi quando i loro figli stanno per nascere e nei primi mesi di vita, diventano autoritari con il passare del tempo, quando i pulli hanno raggiunto l'autonomia. Questo perché devono preparare il loro nido per allevare altri piccoli. “Ora - spiega Sammuri - aspettiamo le segnalazioni di qualcuno, non sappiamo da dove, che riuscirà a darci notizie sui piccoli falchi maremmani, grazie all'anello che è stato sistemato sulle zampe dei due rapaci”. E presto il progetto di reintroduzione portato avanti dal Parco della Maremma potrebbe essere allargato al padule della Diaccia Botrona, tra Grosseto e Castiglione della Pescaia.
Venerdì 15 luglio 2011 alle ore 18.30, presso il Centro Visite del Parco è stata inaugurata la mostra di dipinti, studi e tavole artistiche sul Falco pescatore a cura di Alessandro Troisi e Iole Eulalia Rosa. La mostra è visitabile tutti i giorni dalle 10.00 alle 20.00 fino al 30 agosto 2011. Centro Visite del Parco, via del Bersagliere 7/9 - Alberese (GR), tel. +39 0564 407098
LocandinaDopo 42 anni il falco pescatore torna a nidificare in Italia
Dopo 42 anni una coppia di falco pescatore (Pandion haliaetus) ha di nuovo nidificato sul suolo italiano. Lo ha fatto nel Parco della Maremma, vicino alla foce del fiume Ombrone, in un’area palustre. Le uova di questo spettacolare rapace si erano schiuse per l'ultima volta in natura nel 1969, in nidi collocati sulle coste sarde e siciliane. In Toscana l’ultima nidificazione documentata è ancora più indietro nel tempo: 1929, isola di Montecristo.
Vai a vedere le foto del progetto!Riferimenti temporali che rendono l’idea dell’eccezionalità di ciò che – dopo molti anni di lavoro da parte dell’Ente Parco – è accaduto di recente ad Alberese, in provincia di Grosseto. I ricercatori hanno assisto negli ultimi mesi alla nidificazione di una coppia di falchi, alla schiusa delle uova e, recentemente, ai primi movimenti dei pulli, grazie ad un sistema di videosorveglianza che controlla il comportamento dei falchi e quanto avviene intorno a loro. Con meno di un centinaio di coppie riproduttive distribuite tra la Corsica, isole Baleari, Algeria e Marocco, la popolazione mediterranea di falco pescatore costituisce un’entità vulnerabile sotto il profilo conservazionistico. In Italia la scomparsa della specie si fa risalire tra gli anni ’50 e ’60, probabilmente per una persecuzione diretta. Anche in Corsica il falco pescatore ha rischiato di seguire lo stesso destino di altre popolazioni mediterranee; nel 1974 ne restavano infatti solo 4 coppie. Fortunatamente, l’adozione tempestiva e prolungata di efficaci strumenti di conservazione e controllo del territorio ha portato ad un recupero straordinario della specie, fino alla trentina di coppie attualmente nidificanti. Il successo dell’operazione condotta dal Parco regionale della Corsica e, in particolare dal personale della riserva marina di Scandola, ha creato le condizioni perchè si potesse realizzare un progetto di conservazione coordinato, che interessasse anche le coste italiane. In questo processo si è inserito quasi dieci anni fa il Parco Regionale della Maremma, per volontà del suo presidente Giampiero Sammuri. “Durante un viaggio in Corsica – racconta Sammuri - mi spiegarono che tutti i siti idonei per la nidificazione del falco pescatore (concentrati nelle falesie della costa occidentale) erano ormai arrivati a saturazione e la popolazione locale sembrava essere giunta al suo limite massimo di espansione. Ne parlai con il dott. Andrea Sforzi, con altri componenti del gruppo di lavoro e con gli esperti corsi; alla fine pensammo ad un progetto di lungo periodo per riportare in Italia questa specie come nidificante. Sapevamo che l’Arcipelago Toscano e la costa tirrenica centrale potevano essere luoghi ideali per una riconquista spontanea da parte del falco pescatore del proprio areale di distribuzione originario. Tuttavia nel 2002 era impossibile predire se, quando e con quali modalità avremmo potuto centrare il risultato, anche in funzione delle modifiche che l’uomo ha apportato a molti ambienti, all’accresciuta presenza di potenziali fonti di disturbo e di minaccia lungo le rotte di spostamento. Da allora sono state molte le azioni compiute sul territorio. Nei primi quattro anni si è cercato di stimolare la permanenza durante il periodo riproduttivo degli individui regolarmente svernanti in zona. In una seconda fase, avviata nel 2006 e non ancora conclusa, sono stati trasportati in elicottero - dalla Corsica al centro di involo di Bocca d’Ombrone, - ben 33 piccoli falchi, una media di 6 all’anno. Adesso la prima, straordinaria nidificazione, frutto dell’incontro tra un maschio proveniente dalla Corsica, cresciuto ed involato qui, e una femmina non censita, nata e cresciuta in natura”. Il progetto di ricostituzione di una popolazione nidificante di falco pescatore nel Parco della Maremma è stato sostenuto dalla Regione Toscana attraverso il programma Interreg III del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale. L'iniziativa inoltre è stata incoraggiata sia da Legambiente (che ha il merito di aver creato i contatti con il parco regionale della Corsica) sia dal Wwf Italia, che nel 2006 ha addirittura insignito il Parco della Maremma con il prestigioso “Panda d'Oro” per il valore conservazionistico del progetto. A questo successo hanno quindi contribuito in modo determinante molte persone. Oltre al già citato Parco regionale della Corsica, il corpo di vigilanza e, ovviamente, i componenti del gruppo di lavoro. Tra questi il dott. Flavio Monti, che ha condotto la maggior parte dei rilievi di campo, oggetto di due tesi di laurea; e l'esterno Fabio Cianchi, dell'oasi Wwf Lago di Burano. "Il ritorno di questa fragilissima specie – commenta il dott. Andrea Sforzi, responsabile scientifico del progetto Falco pescatore e direttore del museo di storia naturale della Maremma - è di fondamentale importanza per la ricostituzione della complessa piramide alimentare che caratterizza gli ecosistemi acquatici, di cui il falco pescatore rappresenta il vertice”. E infatti l'area scelta per questa straordinaria e attesa nidificazione è la foce del fiume Ombrone e il palude della Trappola, un sistema umido caratterizzato da acque basse e ricche di pesce. Ma i falchi non si sono limitati a frequentare l'area del Parco della Maremma; molti di loro si sono allontanti in dispersione e si attende il loro rientro quando avranno raggiunto la maturità sessuale; altri frequentano le numerose aree umide costiere della Toscana. Ci sono state anche segnalazioni di falchi con anelli blu e scritta bianca (codice identificativo del progetto) avvistati in aree molto più a nord. Insomma: una vera e propria ricolonizzazione, di cui il Parco della Maremma costituisce il motore principale, ma che è destinata, negli auspici del gruppo di lavoro, ad interessare una vasta area della nostra penisola.
"Battezzati" i 2 piccoli di Falco Pescatore
I pulli nati il 17 maggio scorso nel Parco Regionale della Maremma da una coppia di falco pescatore (in Italia non accadeva da 42 anni) sono ormai pronti ad involarsi. Nei giorni scorsi c’è stato il battesimo ufficiale e l’inanellamento, seguito dal dottor Andrea Sforzi (responsabile del progetto) dagli esperti dell’Infs e da una miriade di telecamere nascoste; operazioni compiute in prima persona dal presidente del Parco Giampiero Sammuri. In circa mezz’ora i piccoli sono stati prelevati e riposti nel nido (grazie ad un braccio meccanico applicato ad un mezzo anfibio), a due passi dalla foce del fiume Ombrone, in un’area palustre. I pulli sono stati esaminati e pesati (sono in corso analisi genetiche). Si tratta probabilmente di un maschio e di una femmina e portano il nome, rispettivamente, di Gradelle e Maremma.
Vai a vedere le ultime foto!
Presto, come detto, saranno in grado di volare e, un po’ alla volta, di rendersi autonomi. Il padre è un maschio proveniente dalla Corsica, cresciuto ed involato qui, dai nidi artificiali, mentre la femmina è un esemplare non censito, nato e cresciuto in natura. E per festeggiare l'avvenimento e la nascita dei piccoli dal 17 luglio fino al 30 agosto al Centro Visite di Alberese si terrà una mostra dedicata al falco pescatore e ai nuovi arrivati con tavole e disegni di due artisti naturalisti del gruppo Ars et Natura di Roma, Iole Eulalia Rosa e Alessandro Troisi, artista ambientalista che da anni "insegue" il falco pescatore un pò ovunque, dipingendolo dal vivo in Italia e in Europa. |
| ENTE PARCO REGIONALE DELLA MAREMMA via del Bersagliere, 7/9 - Alberese (GR) Tel. +39 0564 393 211 Fax. +39 0564 407292 |
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