Torre di Collelungo Stampa E-mail
TORRE DI COLLELUNGO  

Secondo il Pecci questa torre fu costruita dopo che fu abbandonata quell'altra detta di Castelmarino, che le resta in faccia verso ponente e che oggi è mezza diruta.
li Nicolosi conferma dicendo: che costituì la prossima e più antica di Castelmarino. La tipologia edilizia della torre corrisponde infatti a quella delle torri cinquecentesche della zona, e cioè a pianta quadrata con basamento a scarpa delimitato da un cordolo. La struttura muraria è in pietrame locale a pezzatura mista con bozze angolari finemente squadrate. Certamente doveva essere intonacata con la caratteristica malta di calce, pozzolana e inerti grossi, tipica di tutte le fortificazioni locali e di cui ancora rimane traccia.

La torre si trovava, prima dei recenti restauri, priva di copertura e fortemente lesionata dalla caduta di un fulmine e dall'azione del tempo, ma erano ancora leggibili le feritoie ad andamento orizzontale sopra il basamento e la porta d'ingresso incorniciata con bozze in pietra ben squadrata. In alto grossi mensoloni, fra i quali si trovavano le caditoie, formati da blocchi di pietrame stondato, sorreggevano la muratura perimetrale della terrazza di co- pertura. Sopra, come si può vedere chiaramente dal disegno del Warren, il tetto a padiglione poggiava su setti murari. La rampa di accesso all'esterno dell'edificio era quasi completamente diruta.
La torre si trova menzionata fra le opere di Simone Genga, come afferma il De Vita e fra le fortificazioni rilevate e descritte dal Warren durante la sua visita del 1749.
poiche riteniamo la relazione del Warren più utile di qualsiasi altra descrizione per la conoscenza delle terre e del tipo di vita che si conduceva in questi avamposti, la riportiamo integralmente:

"La torre di Collelungo è la seconda dependente della Toscana che sia allevante del fiume
Ombrone, questa è situata sopra un'altezza di circa trenta braccia sopra l'acqua del mare. All' alto della torre vi è un focolare sopra al quale si accendono delle fascine per avvisare gli abitanti dell'isola del Giglio di venire a prendere gli ordini di terra ferma e questo segnale si da sempre all'entrata della notte. Essa è distante due miglia da Cala di Forno, tre miglia dall' Alberese, e dieci da Grosseto.
Questa torre è quadrata e fatta come quella di Cala di Forno, non è stato possibile di rin- venire il tempo nel quale fu fabbricata.
Non v'è nei contorni che una spiaggia dove si tirano in terra le filughe che vi approdano alla distanza di un colpo di fucile.
Non vengono in questi contorni che dei pescatori napoletani che vi anno nove Capanne di sarmenti lungo la spiaggia che loro servono di abitazione essi mandano il pesce che prèndono a Siena e a Volterra.

Vi è vicino al piede di questa torre un piccolo quartiere composto di due stanze e un forno, il tutto per l'uso del Castellano che ha ancora un giardino ed una vigna che può produrre venti barili di vino.
Si va a prendere l'acqua ad una fonte chiamata Luccellina in un bosco situato a due miglia distante dalla torre, e che è alla sommità di un monte, ciò che rende questa provvigione difficile al Cannoniere che è avvezzo a farla.
Non vi è che un castellano e un Cannoniere, il primo occupa il primo piano, il secondo è per il Cannoniere, vanno questi alla mensa all'Alberese che ne è distante di due miglia.
L' artiglieria consiste in un pezzo di quattro libbre ed uno di due libbre, un mortaretto per i segnali, delle spingarde, alcuni fucili, dell'armi bianche, delle munizioni. Questa torre è distante miglia 10 da Grosseto".
In un altro disegno, simile a quello del Warren, di poco posteriore, si vede abbozzata anche la strada di accesso. Un terzo disegno giacente presso l'ISCAG ricalca i precedenti.

L'edificio, a fianco della torre, menzionato nella precedente relazione, esiste ancora, ma è quasi completamente diruto; rimane solo la parte bassa della struttura muraria. Non si trova invece più traccia della cappellina, menzionata dal Pecci, che faceva parte del complesso:
"La Torre di Colle Lungo, parimente di pietre quadre, quivi nel 1757 fu, fabbricata una Cappellina, in cui si celebrava l'Inverno ogni Festa la Messa per comodo de' Pescatori".
Anche questa torre fa parte delle opere di difesa documentate da Pietro Conti nel 1793 su preciso incarico di Ferdinando, motivato dall'impellente necessità di rafforzare le difese costiere.
Oltre alle notizie che già possediamo, si ha notizia che nel 1787 fu approvata la costruzione di un piccolo edificio a fianco del principale e di una cisterna per rendere più confortevole il soggiorno del Presidio.
In questa pubblicazione si trovano anche, chiaramente rilevati, i cinque piani della torre e di essi viene documentata l'utilizzazione da parte del tenente castellano e dei soldati.
Nelle carte del Catasto Leopoldino del 1823, conservate presso l'Archivio di Stato di Grosseto, alla sezione M della Comunità di Grosseto, compaiono la torre, l'edificio a fianco e la cappellina. La carta è disegnata dal geometra Luigi Banti.
Dalle tavole indicative dello stesso Catasto veniamo a conoscenza che la proprietà a quel tempo era della Regie Fabbriche e che gli edifici dovevano essere in buono stato di conservazione altrimenti, a fianco della denominazione, si troverebbe scritto "diruto".
Riportando le citazioni quindi troviamo:
part. 328 corrispondente alla torre di Collelungo

part. 329 corrispondente alla chiesa

part. 330 corrispondente alla casetta.

Fu la caduta di un fulmine infatti che il 31 agosto 1847 devastò l'intero complesso. Da numerosi documenti, rinvenuti presso l' Archivio di Stato di Firenze, si apprende che il fulmine, colpendo la polveriera che si trovava sulla terrazza di copertura, provocò l'esplosione della polvere in essa contenuta; di conseguenza saltò in aria la grande tettoia che copriva la torre facendo franare la volta che sosteneva la batteria e danneggiando la muratura perimetrale. I mattoni d'imposta di questa volta sono ancora chiaramente visibili nella foto aerea in prossimità dei mensoloni.
I materiali caduti resero logicamente impraticabili i piani sottostanti, portarono via il ponte, distrussero in parte la scala di accesso e sfondarono i tetti delle "nuove stanze" esterne alla torre (probabilmente ci si riferisce ai piccoli edifici costruiti nel 1787).
Nella rovina andò perso anche gran parte del materiale d'artiglieria, mentre tutti i membri del presidio rimasero fortunatamente incolumi. A quel tempo vi erano stanziati un caporale, otto cannonieri e due cavalleggeri al posto del castellano con cannoniere, sufficienti
all'epoca del Warren.

Il restauro dell'edificio, momentaneamente sospeso per mancanza di fondi, veniva sollecitato nel 1848 perché era indispensabile per la difesa del tratto di costa che va dalla foce dell'Ombrone al porto di Cala di Forno. Si deve però dedurre che la spesa preventivata per il 1849 non venne mai sostenuta, dal momento che, come si può chiaramente vedere, non fu eseguito alcun intervento alla torre.
Da quest'ultimo documento emerge però un altro importante elemento, ovvero la presenza di un rivellino con piano di calpestro in terra battuta, la cui copertura a lastrico è ritenuta inutile. Evidentemente, essendo una struttura per la difesa avanzata della torre, non poteva trovarsi che dal lato rivolto verso il mare nel punto in cui attualmente il terreno degrada e il forte declivio può essere stato una causa della sua distruzione.