Gli ecosistemi del Parco

Il parco della Maremma è un territorio ricco di ecosistemi dove ambienti naturali e selvaggi si intrecciano con paesaggi in cui si legge l’attività e la presenza dell’uomo sin dai tempi remoti, in un equilibrio dinamico attento alla conservazione della sua grande biodiversità.

Ambiente forestale

E’ l’ambiente tipico dei monti dell’Uccellina, rilievi modesti solo per altitudine dove un manto di alberi e arbusti copre quasi uniformemente per oltre 3.000 ettari le colline, che con la sommità di Poggio Lecci raggiungono la quota di 417 metri s.l.m. La vegetazione forestale si presenta piuttosto eterogenea, dai lecci che è la specie dominante, alla tipica vegetazione della macchia mediterranea, con un fitto sottobosco ricco di diverse specie.

Pinete

Elemento tipico e caratteristico del paesaggio costiero maremmano, le pinete sono il risultato di un’intensa opera di forestazione operata dall’uomo nel corso dei secoli. Ne è un esempio anche la Pineta Granducale che copre quasi uniformemente, per circa 600 ettari, l’area compresa tra il fiume Ombrone, il mare e le pendici delle colline

Ambiente litorale

La costa all’interno del Parco della Maremma si estende per 25 km da Principina a mare fino a Talamone e ricomprende la foce del fiume Ombrone a nord di Marina di Alberese. E’ una costa molto varia caratterizzata da spiagge sabbiose con ampie dune come a Collelungo e a Principina, baie come Cala di Forno e scogliere a picco come nel tratto di costa verso Talamone.

Zone umide

Il territorio del Parco conserva circa 700 ettari di zone umide a testimonianza di un passato in cui stagni, paludi ed acquitrini erano il paesaggio dominante della Maremma. Gli ambienti palustri si trovano in prossimità della foce dell’Ombrone e sulla sua sponda destra con la Palude della Trappola, zona umida di importanza internazionale.

Ambiente agricolo

L’ambiente agricolo è uno degli ambienti dominanti del Parco della Maremma dove campi coltivati, vigneti, frutteti, oliveti e ampie praterie fanno da cornice alle colline boscate, alla pineta e alle zone palustri che si estendono a destra e a sinistra del tratto finale del fiume Ombrone. Tra le falesie calcaree e la pineta, nella zona che va dallo Scoglietto e arriva sino a Collelungo, si snodano ampie praterie come la Piana dei Cavalleggeri e la Piana delle Caprarecce e grandi prati costeggiano la strada che porta a Marina di Alberese dove pascolano brade le mandrie di vacche maremmane.

Reticolo idrografico

Oltre al fiume Ombrone che scorre all’interno del Parco nel suo tratto finale sino alla foce,  il territorio dell’area protetta è caratterizzato da una rete di corsi d’acqua secondari, prevalentemente artificiali, realizzati a seguito della bonifica della pianura.

Le Grotte

Ad oggi le grotte conosciute all’interno del Parco sono 20

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Grotta dello Scoglietto (1)
Buca dell’Anselmi (2)
Grotta dei Cenci (3)
Pozzo del Granduca (4)
Buca delle Ossa (5)
Grotta delle Caprarecce (6)
Grotta la Fabbrica (7)
Grotte di Collelungo (8)
Buca della Verifica (9)
Grotta dell’Acquazzone (10)
Tana di Buratta (11)
Grotta di Cala di Forno (12)
Grotta la Casa (13)
Buca dei Mori (14)
Grotta di Stoppa (15)
Grotta del Pescinone (16)
Grotta di Golino (17)
Pozzo Doberdò (18)
Grotta di Poggio Bernarda (19)
Grotte di Spaccasasso (20)

 

Grotta dello Scoglietto

grotta1La cavità si apre nella parte più interna di una insenatura della falesia rocciosa nella località “Scoglietto”. L’ingresso, molto ampio, consente alla luce solare di illuminare il salone principale. Per accedere al salone, che si trova a 8 metri sul livello della pianura sottostante, è necessario superare un triplo pendio costituito da sabbia e materiale di disfacimento delle pareti della grotta.
Nella parte pianeggiante vennero effettuate indagini archeologiche che portarono al ritrovamento di decine di inumati (vedi scheda storica).
La cavità prosegue per circa 50 m attraverso uno stretto cunicolo, percorribile solo da speleologi, terminante in una sala interna frequentata da colonie di chirotteri, come testimoniano gli abbondanti cumuli di guano presenti.


 

Grotta delle Caprarecce
grotta2Questa grotta, che si raggiunge percorrendo l’itinerario A3, è formata da tre grandi saloni comunicanti fra loro e ciascuno con un proprio grande accesso dall’esterno. Il suolo e i relativi ingressi si trovano allo stesso livello della pianura antistante la falesia. La totale assenza di concrezioni fa pensare ad una origine di erosione marina rislalente a quando il mare lambiva i fronti della falesia.
La volta intera della cavità risulta molto elevata creando così degli ampi spazi coperti che uniti alla possibilità di illuminazione solare ne fanno un ambiente favorevole alla frequentazione umana: un vero riparo naturale.
A conferma di ciò i risultati di alcuni saggi di scavo, compiuti da studiosi negli anni ’30, portarono alla luce decine di resti di antichi focolai, purtroppo senza manufatti utili a datare tali frequentazioni.


 

Grotta della Fabbrica 
grotta3Questa cavità naturale nasce dalla fusione di alcune diaclasi originate dall’attività carsica operata sugli strati calcarei che costituiscono la falesia.
La presenza di grandi stalagmiti, colate calcaree e lembi cementati anche fuori della cavità fa presupporre un arretramento della falesia che ha modificato il suo ingresso originario.
La grotta apre a 7 m di altezza rispetto alla pianura con una esposizione a sud. La sua ubicazione più elevata non ha consentito lo svuotamento del deposito per erosione marina, come invece è avvenuto in altre cavità vicine. Grazie a ciò è stato possibile effettuare varie campagne di scavo archeologico che hanno restituito abbondanti manufatti litici e resti ossei di fauna coeva.
Importante la successione stratigrafica che ben documenta il passaggio dal Paleolitico Superiore Arcaico al Protourignaziano.

 


Grotta dell’Acquazzone
grotta4Si apre lungo il sentiero che porta a S. Rabano. Si tratta di una tipica morfologia a fessura, dovuta al cedimento geologico di un fronte della formazione calcarea. L’ingresso, ad inghiottitoio, immette in una serie di piccoli ambienti sovrapposti, originati da un fronte che hanno parzialmente occluso sezioni della fessura principale. Questa è una tipologia di cavità molto frequente nel Parco. Altri principali esempi sono:

  • Pozzo del Granduca
  • Buca dei Cenci
  • Grotta della Verifica
  • Grotte di Poggio Spaccasasso.